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Archivio Maggio 2007

La mia prima volta

26 Maggio 2007 Commenti chiusi


La prima volta…..

Non pensate sempre a quella cosa……questa è diversa!
Ormai sono passati molti anni dalla mia prima volta????..
che feci una iniezione intramuscolare!
Quando iniziai il corso per infermiere professionale, dopo il liceo scientifico non sapevo assolutamente nulla di tecniche infermieristiche. Anzi, mi ricordo che il medico di famiglia dei miei secondi genitori si meravigliò molto quando prescrisse ad un mio familiare delle intramuscolo di antibiotici e gli dissi che non le sapevo fare.
Ma come! Alla tua età non sai fare un?intramuscolo! Come se fosse la cosa più normale di questo mondo! ( Ah questi medici! ).
Comunque al primo anno di corso, dopo i primi mesi di teoria iniziammo il tirocinio in ospedale: Reparto di medicina generale. Le infermiere che mi seguirono nei primi tempi erano molto brave. Non ricordo tutti i loro nomi, ma ricordo benissimo la prima che mi propose di fare un? iniezione intramuscolare. Forse troppo affrettatamente rispetto alle competenze acquisite.
Carla mi chiese di botto:
«La vuoi fare questa iniezione ?».
Io quasi scoppiavo dall?emozione!
«Tanto la signora è tranquilla. E? una vecchietta, vedrai, non si accorgerà di nulla».
Io accettai più per l?orgoglio di non tirarmi indietro che per l?effettiva sicurezza nelle mie azioni.
Carla fece tutti i preparativi del farmaco. Quando tutto era pronto, la paziente in posizione, mi indicò la zona ideale da pungere e mi passò la siringa. Praticamente era la prima volta che tenevo una siringa in mano!
Mi feci coraggio e dopo aver disinfettato accuratamente e a lungo ( per prendere ancora tempo ) la parte lanciai l?attrezzo!
L?ago non penetrò nella pelle della signora evidentemente indurita dall?età, ma rimbalzò quasi facendomi sfuggire dalle mani la siringa.
La signora disse :
«Occi! Itta m?asi fattu?» ( Traduzione dal sardo: ?Ahia cosa mi hai fatto?? ).
Pensai che mi era capitata l?unica donna della terra ad avere il sedere d?acciaio! Per recuperare in quella situazione di completa confusione mentale, dissi alla signora:
«Guardi signora che non le ho fatto assolutamente nulla».
Disgraziato che non sono altro, mostrandole la siringa nella mia mano aggiunsi:
«vede che la siringa è ancora in mano?».
La signora dovette arrendersi all?evidenza e rispose allora un tantino tranquilla:
«mi parriada ca m?hiasta puntu» ( Mi sembrava che mi avevi punto).
E io ripresi:
«ma no signora, vede la siringa?».
Altro che se l?avevo punta!
L?iniezione la feci comunque io perché Carla non voleva assolutamente che questo fatto inaspettato mi togliesse la voglia di imparare e mi bloccasse psicologicamente. Tutto andò bene al secondo tentativo! La signora non si lamentò per nulla dell?ago che questa volta ero riuscito ad infilare nel suo gluteo e feci così la mia prima intramuscolare in due rate!
Me la cavai a buon mercato in quella situazione, ma la cosa mi rimase impressa per un bel po? di tempo. Non mi è mai più capitato nulla di simile in tanti anni che frequento l?ambiente ospedaliero.

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Le discussioni con la corrente

23 Maggio 2007 Commenti chiusi


Elettricità pericolosa

Le discussioni familiari con la corrente

Da piccolo, mi raccontava mia zia, ho avuto diverse discussioni dall?esito infelice con la corrente elettrica. Riuscivo a malapena a camminare e mi avvicinai curioso come tutti i bambini all?apparecchio radiofonico di zia. La radio era una storica C.G.E. con la cassa in legno, un quadrante di sintonizzazione enorme con il nome delle stazioni che si potevano prendere e il nome delle città sede di stazioni radio, come la famosa ?radio Londra?. Allungai le mani verso l?elettrodomestico e venni scaraventato lontano da una scossa elettrica. Mia zia diceva che rimasi tramortito per diversi minuti con grande panico generale. Di questo fatto non ricordo assolutamente nulla. Ero molto piccolo e forse l?effetto della scossa elettrica mi ha fatto scordare tutto. Una specie di elettroshock! Del secondo incontro spiacevole con la corrente elettrica conservo il ricordo perché avevo circa 5 o 6 anni. Ero in braccio a zia Maria e chissà come avevo in mano uno spillo. Così messo mi trovai di fronte ad una presa di corrente. Cosa fa un bambino con uno spillo in mano di fronte ad una presa di corrente? Ma naturalmente ce lo infila dentro! Le prese di corrente non avevano nessuna protezione antinfortunistica e infilare qualcosa dentro i buchi invitanti e misteriosi era una passione comune fra i bambini. Vi lascio immaginare l?effetto dello spillo dentro la presa! Su di me e anche su mia zia! Ricordo perfettamente il brivido elettrico che provai, mentre non ricordo affatto il brivido che provò zia. Son sicuro che lei sentì la scossa più di me.
Lasciai andare lo spillo e questo fece affetto anche su mio zio che non coordinando le idee a proposito di elettricità, tentò di toglierlo dalla presa senza staccare la corrente. In fondo siamo stati fortunati, potevamo rimanerci secchi e invece l?abbiamo scampata bella! Altro che differenziale! Ci vuole culo in certi casi e noi in questo rarissimo caso l?abbiamo avuto!
I miei zii non erano esperti di corrente e mi raccontarono che appena fatto l?allaccio elettrico nella loro abitazione, alla sera giravano per la casa con un filo elettrico lunghissimo che partiva direttamente dal contatore a cui era collegato una lampadina di pochissimi watt. Insomma, era come con la candela di cera, solo che questa non si accendeva col fiammifero, ma avvitando la lampadina sul portalampada.
Mi raccontarono che ebbero dei problemi di comunicazione anche con la televisione. Ma forse in questo caso c?era da capirli: Si era negli anni dell’invasione di Praga e alla televisione, forse anche di proposito, facevano scorrere immagini di questa invasione da parte dei sovietici.
Mi dissero che una sera accesero la tv e videro un carro armato che schiacciava una carrozzina in mezzo ad una strada di Praga piena di gente in fuga. Spensero immediatamente l?elettrodomestico e non lo accesero più per diversi giorni! Lo considerarono per diverso tempo come una sorta di porta dell?inferno! A proposito! La radio quando smise di funzionare come tale, diventò una graziosa fioriera! Mia zia non amava sprecare nulla e amava i fiori!

Riferimenti: C.G.E.

La solitudine

13 Maggio 2007 Commenti chiusi


La solitudine

A volte il passato è pesante
Non so se a tutti capita un periodo della vita in cui ci si sente soli. E? certo però che se ci si accorge di essere soli al mondo, la vita diventa un inferno. L?esistenza in questo caso assume nella nostra mente un valore prossimo allo zero. A volte si corre il pericolo di rovinarsi definitivamente con le proprie mani.
Nella mia vita ho indubbiamente passato una parte del mio tempo a fare niente. O meglio non ho trovato di meglio da fare che non fare niente. Non è stata certo una mia scelta. La solitudine mi è piovuta addosso senza che io la volessi, anche se sono convinto che c?è più di uno che sentenzierà nei miei confronti che me la sono cercata. In ogni caso negli anni passati l?essere solo mi ha piegato diverse volte verso uno stato di prostrazione notevole. Gli amici in questo caso possono aiutare tanto. Penso che di amici veri, di amicizie profonde ciascuno di noi non ne possa avere tante. Non ci si può dividere con tante persone, ma si sceglie qualcuno in particolare con cui condividere tutto.
Non ho quindi avuto il conforto di avere tanti amici. Ne ho pochi, pochissimi, anche se da tanti anni. Però proprio nel momento in cui sarebbero stati utili per aiutarmi a medicare le ferite dell?anima, non c?erano. O non si accorgevano che io chiedevo aiuto. Nell?amicizia c?è anche una parte di egoismo, quindi a volte gli amici ?servono?, sono utili insomma per raggiungere un fine che è prima di tutto nostro, poi dell?amico. E? normale che funzioni così!
A volte fa anche comodo non accorgersi dell?amico che soffre. Ma non perché non lo si voglia aiutare. Spesso perché non si sa come aiutare chi è sofferente. Ci vuole una crosta grossa così per aiutare gli altri a riscoprire il proprio valore, perché prima è necessario sapere quale è il nostro!
I miei amici qualche volta erano lontani fisicamente, qualche volta, come al massimo della frustrazione, sono io che li ho tenuti lontani dalle mie pene. Qualche volta sono voluti rimanere a distanza.
Penso che la maggior parte delle sofferenze di una persona sia dovuta alla mancanza d?amore. Quando c?è amore nella propria vita indubbiamente si soffre di meno, o non si sente affatto il peso della sofferenza: semplicemente non c?è più! Ma chi non ha amore come può vivere al di fuori del dolore?
C?è una bella differenza fra chi deve affrontare le difficoltà a volte gravi della vita incoraggiato da chi si ama e chi deve sopravvivere senza qualcuno da amare o senza farsi amare. L?amore è il motore del mondo! E noi siamo il propellente.
Ricordo che in un periodo di particolare sofferenza per via di un amore non corrisposto come avrei voluto, mi recai a casa di un? amica che speravo potesse distogliermi da alcuni pericolosi pensieri che avevo per la testa.
Cercavo un porto, un?isola sicura dove poter far riposare la mia mente. In fondo a questo servono gli amici: essere isole di pace e fari di serenità quando non si ha più la bussola.
Dopo che ebbi appena accennato alle mie pene, lei spostò il discorso verso altre cose di sé e della sua famiglia. Lì per lì rimasi allibito dell?insensibilità dimostratami e anche se è vero che non pensai a me per qualche ora, quando andai via da casa sua capii che invece che consolarmi, in qualche modo successe esattamente il contrario.
Mi dissi che lo aveva fatto di proposito! Magari non voleva farmi penare ulteriormente.
Ma forse non è così. Forse c?è un?altra spiegazione.
Sul momento mi rimase l?amaro in bocca nonostante avessi portato una scatola di cioccolatini dalla quale avevamo attinto entrambi a piene mani. Ma poi pensandoci bene mi rimase anche un importante insegnamento da questa breve storia: Nell?amicizia, quella vera, quella che dura nel tempo, non conta chi mette la mano sulla spalla dell?altro, ma conta solo il fatto che si è molto amici quando si è in due a soffrire e in due a cercare soluzioni. Nelle poche vere amicizie che riusciamo a costruire nella nostra esistenza, conta un fatto unico e importantissimo: si è in due a cercare di non soffrire più. Dal giorno dopo in cui andai a casa della mia amica mi ritornò il sorriso e una certa voglia di fare che si era pesantemente assopita in me.
Grazie Carmen! Senza di te e senza la richiesta di aiuto che mi lanciasti in quella sera, non avrei trovato l?aiuto che mi serviva per tornare in un certo qual modo a galla! Questo breve ricordo mi fa pensare unicamente ad un classico esempio di amicizia importante!
Ma in fondo gli amici e le amicizie esistono? Che cosa sono? Quali sono? Rispondetemi voi!

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