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Archivio Marzo 2007

Il risveglio dal coma ( quando si dice voglia ostinata di vivere )

21 Marzo 2007 Commenti chiusi

Il risveglio dal coma

Una macchia di luce

Per quasi dieci anni ho lavorato in un servizio di terapia intensiva dove i malati erano spesso poco coscienti e più vicini al paradiso o all?inferno per chi ci crede o al nulla per chi è agnostico, che alla terra. Ma per fortuna non sempre era così.
Mi ricordo di una paziente che ci venne restituita da un centro di rianimazione di eccellenza per farla morire vicino a casa sua. Ormai, secondo questi insigni luminari della rianimazione, non aveva più alcuna speranza di vivere. La T.A.C. parlava chiaro: diagnosi infausta. Io e i miei colleghi però non smettemmo mai di parlare con lei, di chiamarla da questa parte del mondo.
Non smisi mai di stimolare il più possibile una risposta emotiva, di qualsiasi tipo fosse. Mi insegnarono così: ai malati in coma bisogna far sentire rumori e voci familiari perchè non si sa mai. Ma lei non rispondeva in alcuna maniera. Una sera però mi sembrò che avesse mosso gli occhi. Chiamai subito il medico di guardia. Naturalmente si fece due risate, ma io insistetti: ?Guardi che li ha mossi per davvero!? Allora venne al capezzale della signora e in effetti anche la scienza medica constatò che non stavo sognando. Da quella sera la signora iniziò a muovere gli occhi. Non solo, li muoveva secondo la logica che vuole che gli occhi si muovano per seguire il movimento delle persone e delle cose che ci circondano. Insomma, vedeva qualcosa di questo mondo e non gli angeli del paradiso! Piano, piano riprese anche i movimenti degli arti che se dapprincipio non erano finalizzati a nulla, col tempo acquistarono un fine. Magari quando qualcuno si avvicinava al suo letto, lei allungava la mano per stringere quella dell?infermiere, per attirare la sua attenzione: magari in questo modo chiedeva da bere.
Alla fine questa signora che era stata spedita nel nostro centro di periferia per morire senza nessuna speranza, se ne andò coi suoi piedi a casa sua perfettamente ristabilita sia nel fisico, ma soprattutto nella mente. Il suo cervello insomma non aveva subito nessun danno. Mangiava, beveva e dormiva come chiunque altro. Ecco, questa storia è una delle poche chiazze di luce nel buio frequente della mia professione.